Cosa sono le Gocce di Natura ?

 

Gocce di Natura  ( a cura di Rossana Trappa )
Questa rubrica nasce da un’idea dei giovani attivisti del Panda team YOUng WWF CASERTA OA per diffondere curiosità su piante ed animali, notizie storiche sulla natura, notizie sugli usi di erbe officinali nel passato e che, a tutt’oggi, offrono preziosi principi attivi nei medicinali d’uso quotidiano, sistemi innovativi di produzione da riuso e riciclo.
L' intento è di diffondere il sapere, incuriosire i lettori e valorizzare la conservazione della biodiversità grazie alla conoscenza
Gocce di Natura saranno articoli brevi che pubblicheremo con cadenza mensile.
Perché questo nome? 
Semplice, queste preziose curiosità arricchiranno la nostra conoscenza e l’amore per la Natura.
Quando?
A partire dal 21 marzo 2018 !

21 ottobre 2018

                                               Le castagne matte - Articolo di Rossana Trappa                                                                   

Nel  periodo autunnale la Natura ci regala dei  frutti molto gustosi ,le buonissime castagne.

Esse provengono da alberi maestosi e robusti  di Castanea sativa,non tutti  sanno però che ci sono frutti molto simili alle castagne commestibili ma che sono altamente tossiche se ingerite .

Sono le famose castagne matte o castagne d’india provenienti da alberi di Aesculus hippocastanum . Le due piante differiscono per la forma della foglia, del riccio e del seme stesso ed infatti  come vediamo in foto:

Le foglie del castagno sono alterne con lamina grande e lunga di forma lanceolata ,acuminata all’apice e seghettata nel margine, le foglie dell’ippocastano sono palmate composte da 5-7 foglie collegate ad un unico picciolo e  di forma obovata-lanceolata più larga all’apice ;il guscio esterno della castagna presenta numerosi aculei che invece in quello dell’ippocastano sono di numero inferiore e più radi; ed infine  Il seme della castagna differisce  per il caratteristico ciuffetto, detto torcia ,che invece è assente nella ‘altra castagna non commestibile che risulta di forma  tondeggiante e più grande .

Le piante maestose dell’ippocastano sono spesso presenti in città come piante ornamentali  e con un pò di  attenzione sono facilmente distinguibili  soprattutto ora che abbiamo visto le principali differenze .

Un altra curiosità deriva dal suo stesso nome” ippocastano “dove il prefisso “ippo”deriva dal greco e significa cavallo  ed infatti i frutti vengono consumati in piccole quantità da questi animali  per alleggerire le zampe e per loro non risulta tossico ,anche in  medicina ed in cosmetica il principio attivo è isolato ed utilizzato a dosaggi controllati proprio per creme defaticanti e tonificanti per gambe gonfie e pesanti.

È stato infatti dimostrato che l’ippocastano svolger un ‘azione benefica nei confronti dei capillari e vene soprattutto l’escina contenuta nei semi della pianta….cosa dire  di più ? Se non che la Natura non smette mai di sorprenderci …                             
                                       
Tutte le foto sono prese da internet,  tranne quella delle foglie di ippocastano che è di Renato Perillo

22 settembre 2018 - Gocce di Natura - di Renato Perillo


Dumbo, l’elefantino ubriaco ed altre storie.  Articolo di Renato Perillo - (I parte)

Nel 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, Disney presentò “Dumbo “, un cartone animato che ancora oggi riscuote un grande successo fra i più piccoli, e non solo! In una famosa, quanto inquietante scena, l’elefantino dalle orecchie sproporzionate ha delle allucinazioni: elefanti rosa che ballano a suon di tromba! Dumbo ha bevuto ed è ubriaco! Sorvolando sui messaggi subliminali che si sono voluti trovare di volta in volta in questa scena, vorrei concentrarmi invece sulla passione di molti animali per l’alcol e per altre sostanze psicoattive, partendo proprio dai simpatici pachidermi. Gli elefanti amano l’alcol! Lo ricercano nutrendosi di frutti ipermaturi ed in fermentazione, come quelli di alcune palme (si stima che molta frutta in fermentazione possa raggiungere un grado alcolico anche superiore al 5-7 %) L’assunzione non è occasionale né fortuita, ma intenzionale. Gli animali, infatti, vanno alla ricerca di queste fonti di alcol e ne rimangono inebriati. I branchi fuori controllo sono dannosi e pericolosi ed in India ci sono stati anche morti, feriti e villaggi distrutti da elefanti ubriachi. Uno degli alberi asiatici più graditi è il durian (Durio zibethimus. Fam. Malvaceae), i cui frutti maturi ed alcolici sono graditi, oltre che ai pachidermi, anche a scimmie e perfino alle tigri! E’noto un episodio di elefanti indiani che hanno assalito una fabbrica clandestina di liquori per depredarla e poi, ebbri, si sono lasciati andare, determino danni a cose e persone. In America del Nord gli scoiattoli e perfino i picchi vanno attivamente alla ricerca della linfa fermentata delle querce, fino ad ubriacarsi e a cadere in terra. Uno dei metodi usati per catturare gli orsi in Polonia e Russia era proprio attirarli con ciotole di … brandy e miele! Il povero animale si ubriacava ed era facile preda dei cacciatori. Gli orsi sfuggiti alla cattura, dopo aver assaggiato la miscela, ritornavano per cercarla nuovamente. SI tratta per tutti questi animali di comportamenti intenzionali e non casuali. Al pari degli uomini, anche a molti nostri amici animali piace … alzare il gomito. Anche ricci e lumache sono amanti dell’alcol. Uno dei metodi di cattura delle lumache negli orti, come è forse noto, è proprio offrire loro della birra di sera. Al mattino le ciotole di birra saranno piene di lumache ubriache. I ricci apprezzano l’alcol, tanto da stabilirsi negli orti dove viene loro offerto: in cambio, la loro voracità per gli insetti protegge la verdura, evitando l’uso di insetticidi.

 

Dumbo, l’elefantino ubriaco ed altre storie - Articolo di Renato Perillo ( parte II )

Non solo elefanti, ricci ed orsi amano l’alcol. Anche gli uccelli sono dei veri ubriaconi. A fine estate si cibano di bacche fermentate fino ad ubriacarsi e cadere al suolo in massa. Sono famosi gli episodi dei pettirossi in California che avevano mangiato i frutti fermentati dell’Agrifoglio ; in Australia centinaia di pappagalli si erano cibati dei frutti della Schotia brachypetala, un leguminosa chiamata appunto “albero del pappagallo ubriaco “, cadendo ubriachi !  Si potrebbe pensare ad intossicazioni involontarie, ma i pettirossi in genere non assumono più di 4 o 5 bacche di agrifoglio. Nello stomaco di quelli morti ne sono state contate 30 ! Quindi , sbronza a go-go! Ci sono decine di esempi anche per molti altri uccelli e perfino per gli insetti ! Infatti essi si nutrono spesso di frutti caduti a terra e fermentati, ricercandoli con avidità  o, come nel caso del cervo volante e della larva rodilegno della farfalla Cossus cossus, assorbono avidamente la linfa fermentata delle querce. Ed infine la bellissima sfinge del corbezzolo, che ricerca e si nutre di frutta marcia. Uno dei modi per osservare questo insetto velocissimo e sfuggente è proprio offrirgli una … bevutina ! Esso, subito dopo, inizia un volo barcollante e spesso cade a terra, con il rischio di essere predato con facilità. Ed infine un caso che tutti noi abbiamo potuto sperimentare : i moscerini della frutta. Quando si vede in giro per casa la simpatica mosca dagli occhi rossi (la famosa Drosophila), certamente qualche frutto sta marcendo e produce alcol, di cui questi insettini sono ghiotti. L’adattamento alcolico è così importante che, al di sotto di certe quantità assunte, si riduce la fertilità degli insetti. Insomma per il nostro moscerino l’alcol è vita !

Gli esempi riportati (in parte tratti da un bellissimo libro “ Animali che si drogano “ edito da Shake Edizioni e scritto benissimo da Giorgio Samorini, un etnobotanico italiano ) e molti altri relativi all’uso consapevole e volontario di droghe vegetali, hanno stimolato,nella comunità scientifica, un ampio dibattito tra gli                       “ortodossi “ che negano la presenza di scelte coscienti da parte degli animali e i più “ progressisti “ , tra cui l’autore del libro citato , che invece considerano che gli animali hanno una coscienza, per quanto arcaica, e cercano anche i “ piaceri della vita “, tra cui alcol e droghe diverse, con diversi scopi, tra cui appunto, al pari dell’Uomo, alterare il proprio stato di coscienza in maniera intenzionale. Del resto  se gli animali mettono a rischio la propria vita, devono necessariamente averne qualche vantaggio, come per la Drosophila, ma forse ne hanno solo piacere. E’ vero che molti animali frugivori convivono con moderate quantità di alcol senza effetti avversi, anzi l’odore alcolico indica loro la posizione del cibo . Cionondimeno  la maggior parte di quelli che si drogano (e non solo con l’alcol) si drogano “ forte “ ! Bisogna forse, finalmente,  accettare che anche gli animali si curano, si drogano, hanno comportamenti sessuali non finalizzati alla riproduzione? Insomma hanno una vita cosciente ? E’ ora di aprirsi al Post-Darwnismo ed alla Teoria della Esuberanza biologica ? La ricerca etologica va avanti. E’ importante studiare ed osservare la Natura con mente aperta, senza preconcetti e senza antropocentrismo. Nulla è definitivo per la Scienza. Ogni traguardo è un nuovo punto di partenza. Solo la Scienza in sé, ovvero la ricerca della verità , è un punto fermo.

 

 

12 SETTEMBRE 2018 Gocce di Natura Extra - di Milena Biondo

Seabin - per un mare #plastifree

Seabin è un progetto ideato da due surfisti australiani ed è costituito da un semplice cestino in rete nylon, posizionato a pelo d'acqua, collegato ad una pompa aspirante che attira i rifiuti galleggianti fino ad 1,5 kg al giorno fino a 12 kg. Una volta pieni vengono svuotati manualmente come tutti i cestini da rifiuti. Questi cestini sono posizionati in punti strategici: pontili,banchine,circoli nautici.

 

AGOSTO 2018 Una per tutte, tutte per una ( parte seconda ) di Renato Perillo

Il motto dei Tre Moschettieri si adatta molto bene alla vita delle api: vedremo presto perché.  Proviamo ad aprire un’arnia, la loro casetta di legno. Troveremo degli ordinati telai dove, con la cera, le nostre amiche costruiscono cellette esagonali, in parte usate come deposito di miele ed in parte come nursery per l’allevamento della covata. A un occhio superficiale sembra che ci sia una confusione incredibile, migliaia di esserini si agitano, entrano, escono, volano via, ritornano. Eppure ognuna sa esattamente cosa fare e come farlo. Le maggior parte delle api sono operaie, tutte femmine sterili, dedite a mansioni diverse in base all’età : spazzine, guardiane, nutrici, bottinatrici e ceraiole. Ma il cuore pulsante della colonia è la regina, l’unica femmina con capacità riproduttive. Depone nelle cellette 1000 uova al giorno per 3-4 anni, con un riposo invernale. Le uova sono fecondate al momento della deposizione dalla stessa femmina (che trattiene il seme maschile dopo la fecondazione, in un “deposito”) e da esse nasceranno tutte femmine, le operaie, sterili in quanto le larve vengono nutrite con una dieta “ povera “ ( poca pappa reale e molto miele). Le operaie sono tutte sorelle, figlie della stessa regina. Quindi l’alveare si comporta come un enorme superorganismo. Ogni anno alcune uova, non fecondate, daranno origine ai maschi, i fuchi. Fannulloni che vengono nutriti dalla sorelle fino al momento in cui voleranno appresso a qualche regina di alveari vicini, inseguendola fino ad un’altezza di 1000 metri ed oltre. I più capaci la feconderanno ( in genere ogni regina viene fecondata da più di un maschio) e poi torneranno a casa pretendendo di essere nutriti. Ma le sorelle, spietate, li cacceranno di casa, avendo essi ormai assolto alla loro unica funzione ;  i poveracci, incapaci di procurarsi il cibo, moriranno di inedia o predati. La vita nella colonia scorre sempre uguale. Le operaie vivono 40 giorni circa in primavera estate e vengono continuamente sostituite dalle sorelle che esse stesse allevano. Le più fortunate, quelle nate a fine estate,  supereranno un inverno per essere pronte a curare la nuova covata primaverile. Dopo 3-4 anni la regina è ormai sfiancata dal super lavoro: le figlie se ne accorgono perché essa cambia “ profumo”, ovvero si riduce la produzione di un particolare feromone “reale” e decidono pertanto di mettere in cantiere una nuova regina. Costruiscono celle più grandi, e nutrono le larve con una supercibo, la pappa reale. Dopo alcune settimane nasceranno diverse regine, la prima che schiuderà ucciderà le sorelle, ancora nelle cellette, con una puntura di potente veleno. Due regine non possono coesistere ! La vecchia sovrana, con un nugolo di figlie fidate , sciamerà lontano alla ricerca di una nuova casa. La regina vergine volerà con i fuchi non figli suoi ed il ciclo ricomincerà. Preciso, puntuale, rigido, spietato, da 150 milioni di anni. Le operaie sono le vere padrone dell’alveare, mentre la regina ne è, in pratica, una  schiava. Una regine per tutte le operaie e tutte le operaie per una sola regina !

LUGLIO 2018 : Una per tutte, tutte per una ( parte prima) di Renato Perillo

Questi piccoli insetti dell’ordine degli Imenotteri, ovvero insetti con ali membranose, appartengono alla specie Apis mellifera ligustica SPINOLA 1806, meglio nota come Ape italiana. Gli antenati dell’ape apparirono sulla Terra circa 150 milioni di anni fa (i primi insetti invece comparvero ben 250 milioni di anni prima). Insetti e piante con fiori si sono evoluti assieme, gli uni e le altre essendo legate spesso a filo doppio : taluni insetti sono necessari per la riproduzione di molte piante e queste ripagano i pronubi con nettare e polline. Le api sono le impollinatrici per eccellenza. Volano da fiore a fiore dall’inizio delle primavera a fine estate. L’ultimo paio di zampe è dotato di una folta peluria dove si raccoglie il polline, la spora maschile delle piante. Le api, con le loro visite instancabili, depositano ( inconsapevolmente ) il polline su un fiore delle stessa specie. Ed il gioco è fatto ! Gli ovuli vengono fecondati, si trasformano in semi, protetti spesso da un frutto carnoso. Pesche, pere, fragole, susine, albicocche sono pronte per le nostre tavole, grazie al lavoro di api ed di altri insetti (altrove sulla Terra anche uccelli e pipistrelli collaborano in questo senso). In verità le piante coltivate avevano tutta un altro programma per i loro frutti , ma a loro in fondo va bene così, perche in molti casi sono i contadini che pensano alla loro riproduzione. I fiori, per attirare le api e gli altri insetti, si profumano, si vestono con colori accesi e nascondono in fondo ad un calice un liquido zuccherino. Per suggerlo le api si dovranno imbrattare di polline ! Insomma usano le stesse armi di seduzione di una donna, profumi, colori e doni nascosti ! Le api si nutrono e, tornate a casa, riempiono le cellete di cera dei loro alveari con nettari diversi che, opportunamente trasformati e concentrati da apposite ghiandole boccali, diverranno prezioso miele. Questi piccoli insetti sono mansueti e laboriosi, sia grazie alla straripante biodiversità italiana che all’assenza di animali predatori di miele che ne riducono l’aggressività; le api nostrane sono apprezzate e utilizzate in tutto il Mondo non tropicale per la produzione di miele (sopportano le nostre estati, ma non certo quelle africane ! ). Questi imenotteri sono un caso unico di animali non domestici (le api possono sopravvivere senza interventi umani) né domesticati realmente, ma che si comportano come tali. Ma è così idilliaco il mondo delle api?  Lo scopriremo la prossima volta !

 

Giugno 2018 GREENWOLF di Milena Biondo.

 

GREENWOLF è un immaginario lupo ambientalista che mangia solo la lana che andrebbe in discarica e non le pecore.

il progetto LIFE+GREENWOLF, finanziato dalla Comunità Europea, è un macchinario che converte le lane di scarto della tosatura annuale delle pecore in fertilizzante, senza l'utilizzo di solventi chimici.

Questo fertilizzante quindi può essere riutilizzato dagli stessi allevatori-agricoltori per i loro campi coltivati, chiudendo un ciclo produttivo in modo virtuoso e a basso costo.
surriscaldando la lana si liberano vari composti più semplici, come carbonio e azoto, che vanno a costituire un humus di alta qualità.

 

Maggio 2018 - IL MERAVIGLIOSO MONDO DEI FIORI SELVATICI…MESSAGGERI DI VITA di Teresa Leggiero

I fiori selvatici mi hanno sempre affascinato. Sono autonomi nel nascere e nel vivere, non hanno bisogno di concimi, di terra comprata, di vasi… non hanno bisogno dell’uomo. 
Colorano i prati delle montagne, i campi di grano, i margini delle strade, le aiuole, possono crescere in luoghi insperati, tra le rocce, su un tronco di un albero o tra i sassi, vivono poco ma in modo intenso. I fiori selvatici, non sono un segno di incuria, non sono “erbacce” come siamo soliti pensare, ma di forza selvaggia della natura.

Veronica persica o Occhietti della Madonna: curiosità, storie e leggende

La Veronica persica Poiret è una pianta comune, erbacea e perenne, alta dai 10 ai 20 cm; ha steli deboli prostrati al suolo che formano spesso una copertura intensa nei prati incolti; ha foglie ovate e seghettate.

Fiorisce da marzo a maggio sia in città che in campagna. La corolla è tetramera (con 4 petali), zigomorfa sul piano verticale. Fiori celesti o blu con striature scure e centro più chiaro, quasi bianco. Questa pianta predilige un terreno bilanciato e ben drenato, ricco di humus.

La simbologia del fiore di Veronica è legata alla parola addio. Si usa, infatti, come dono per amici o amati in procinto di partire. Chi la regala, infatti, ripone in questo fiore la speranza che gli occhi divini veglino sul viaggio delle persone amate.
Se osserviamo da vicino i piccoli e delicati fiori della Veronica possiamo notare che questi assomigliano, anche grazie al colore, a piccoli occhi. Infatti, nella cultura e nella tradizione popolare, questo fiore viene anche conosciuto con il nome di Occhi della Madonna.

Secondo una leggenda : (Virgilio Chiesa tratto da L’anima del villaggio, Gaggini, Lugano 1934)

- Una dolce mattina, nel Malcantone, discese la Madonna col bambino, per godersi la nostra primavera.
La Madonna passeggiava lungo un sentierino pianeggiante, invigilando il figlioletto, che correva felice tra l’erba e i fiori.
Dopo un po’, il piccolo Gesù ebbe sete e domandò da bere. La madre si guardò attorno, tese l’orecchio, ma non scorreva un filo d’acqua.
Già stava per prendersi in braccio la sua creaturina e risalire ai cieli, quando le si offerse allo sguardo un bianco fiorellino che, all’ombra d’un blocco erratico, quasi non osava mostrarsi.
La Madonna s’avvicinò all’intirizzito fiore, lo colse e vide dentro quel pallore una gocciola di rugiada, che sprizzò una luce di diamante.
Accostò la corolla a mo’ di minuscola coppa alle labbrucce del piccolo, perché sorbissero quella stilla. Gesù bambino s’ebbe spenta la sete e riprese le sue corserelle nei prati. La Vergine confortò d’uno sguardo il povero fiore, che abbandonava il capino sullo stelo. Lo riportò all’ombra del masso, riattaccandolo miracolosamente al gambo.
Tosto la corolla si drizzò e divenne azzurrina come l’iride della Madonna, cui aveva per un istante fissato. E tutti i fiori di quella specie, tinsero i bianchi petali di delicato azzurro.
Da allora, nel Malcantone, le veroniche sono chiamate “occhietti della Madonna”; guardano a primavera dalle siepi, dai margini dei ruscelli, dalle prode, fiori sacri all’alma madre dei cieli❞.

Articolo di :Teresa Leggiero 
Wwf Caserta OA Consigliere Provinciale /Settore Educazione Ambientale

Fotografia di: Renato Perillo tratta dall’ Erbario Digitale Tifatino

http://www.wwfcaserta.org/

 

 - Aprile 2018 - LE ORCHIDEE, PERFIDE INGANNATRICI - di  Renato Perillo.

Molte piante terrestri in primavera impegnano grandi energie per ammantarsi di fiori, colorati e profumati, non certo per soddisfare le esigenze degli innamorati, ma piuttosto per attrarre i pronubi, ovvero animali che “ favoriscono le nozze “ , come insetti, uccelli e perfino pipistrelli; essi trasportano il polline da un fiore ad un altro, permettendo la fecondazione e quindi il perpetuarsi della specie. I fiori premiano i loro messaggeri d’amore con il nettare. Alcune orchidee invece adottano un sistema di perfido inganno. Il petalo centrale, detto labello, assume la forma e il colore della femmina di una certa specie di ape o vespa. Il fiore inoltre, perché la frode sia ancora più realistica, produce anche il profumo (feromone) femminile. Ed il gioco è fatto, la trappola è pronta. Ignari quanto focosi maschi si avventano sul fiore, che si ricopre anche della peluria tipica delle femmine, e cercano di accoppiarsi. Dopo qualche tentativo, delusi, volano via. Intanto la perfida orchidea ha deposto una o due piccole masse di polline appiccicoso sulla testa o sull’addome dell’ignaro insetto che, durante un nuovo tentativo, feconderà un’altra pianta della stessa specie. Queste piante sono dei veri e propri parassiti dell’istinto sessuale dei poveri quanto ignari imenotteri. (due esempi di mimetismo che induce una pseudo copulazione; fig 1 Ophrys insectifera L. e fig. 2 Ophrys apifera Hudson).

 

Non solo rondini a primavera - di Rossana Trappa

Oggi 21 marzo tradizionalmente si festeggia San Benedetto da Norcia e secondo il calendario cristiano coincide con il primo giorno di primavera.

E come ci ricorda questo proverbio italiano che dice:”San Benedetto ,torna la rondine al tetto” in primavera tornano dall’Africa questi magnifici uccellini per nidificare qui da noi.

In realtà se ci fermiamo a guardare con maggiore attenzione le rondini che volano in questo periodo possiamo notare che non sono tutte uguali ed infatti gli uccelli che popolano i cieli in questa stagione non solo solo rondini ma anche rondoni e balestrucci anzi in città ci sono prevalentemente queste ultime due specie. Per poterle identificare dobbiamo conoscere alcune caratteristiche peculiari e precisamente:

  • La rondine (Hirudo rustica)è lunga 17-19 cm ha una coda lunga e profondamente biforcuta ,ali lunghe curve e aguzze e un piccolo becco diritto di color grigio scuro . La sottospecie europea è di color blu scuro (quasi nero)sul dorso, bianco sul ventre e con una striscia rossa sulla fronte e sulla gola .

  • Il rondone (Apus Apus )il cui nome deriva dal greco apous “privo di piedi” presenta zampe molto corte e femori a loro direttamente collegate. Questa caratteristica non gli permette di spiccare il volo da terra, per cui non li vedremo quasi mai posarsi a terra ;è leggermente più lungo di una rondine 21 cm ma ciò che lo caratterizza in maniera chiara è la sua coda più corta e il suo piumaggio tutto scuro con una piccola macchia bianca sotto al mento.

  • Infine il balestruccio (Delichon urbicum )più piccolo degli altri due è lungo 13-15 cm ha una coda meno biforcuta e ali più corte , il suo dorso è nero, tranne il groppone (una piccola parte sopra la coda )che è bianco come anche la gola e il ventre . Ora che sappiamo le principali differenze non ci resta che sollevare lo sguardo e lasciarci meravigliare da questi tre magnifici uccellini di primavera .

Arrivederci al mese prossimo ....